Come diventare regista: la guida definitiva

Come diventare regista

Ultimo aggiornamento: 23/06/2026

Quello del regista cinematografico è un mestiere tanto antico quanto nobile, che affonda le proprie radici agli inizi del secolo scorso. Ha fin dalla notte dei tempi esercitato un grandissimo fascino, al punto da calamitare a sé l’attenzione di un numero via via crescente di persone che, indipendentemente dalle epoche, dalle latitudini, dall’età e dall’estrazione sociale, vi si sono avvicinati scegliendo di intraprendere il difficile e tortuoso percorso a ostacoli che è necessario affrontare per fare della regia una professione a tutti gli effetti. Al fine di non alimentare illusioni e false speranze, evitando conseguenti perdite di tempo, mezzi e risorse economiche, è importante venire a conoscenza di qualche consiglio utile, specialmente all’inizio e negli snodi cruciali del cammino.

Le strade da percorrere in tal senso possono essere molteplici. Tuttavia si consiglia all’aspirante di turno il passaggio attraverso una serie di step chiave, necessari per fare in modo che la semplice passione e il sogno ad essa collegato si tramutino in qualcosa di concreto, continuativo, remunerativo e per affermarsi con progetti indipendenti o produzioni su larga scala.

Chi è e cosa fa un regista

Prima di capire come diventare regista, è importante chiarirne la definizione e le competenze. Il regista è il punto di riferimento in una produzione audiovisiva, il vertice di un sistema piramidale al di sotto del quale vi sono una serie di collaboratori che operano nei diversi reparti per fare in modo che l’opera in questione prenda forma e sostanza. Trasformare una sceneggiatura in un’opera compiuta è il suo compito principale e per farlo deve supervisionare ogni fase del progetto, dalla pre alla post-produzione.

Scegliere accuratamente chi lo aiuterà tra maestranze e interpreti in tal senso è determinante.

La figura in questione deve assolvere a una serie di compiti per fare in modo che tutto vada a buon fine:

  • interpretare la sceneggiatura per definire lo stile visivo e narrativo del progetto;
  • dirigere e guidare gli attori, aiutandoli a esprimere al meglio i loro personaggi;
  • collaborare con il Direttore della fotografia per creare l’atmosfera desiderata;
  • supervisionare la fase di montaggio per garantire la coerenza del racconto;
  • coordinare il lavoro di scenografi, costumisti e tecnici del suono.

 

Essere regista significa quindi unire creatività, capacità di leadership e competenze tecniche. Tale combinazione gli consente di risolvere problemi sul set, rispettare i vincoli di budget e gestire il team con autorevolezza e leadership.

I primi passi: la formazione

Come per tutti i mestieri, anche per quello del regista non sono sufficienti la predisposizione e il talento innati a garantire la riuscita. Questi rappresentano sicuramente una buona base di partenza e delle solide fondamenta sulle quali costruire il proprio futuro dietro la macchina da presa, ma vanno alimentate, strutturate, rafforzate e implementate con e attraverso ulteriori strumenti conoscitivi di natura teorico-pratica.

Occorrono infatti qualifiche, idoneità e competenze artistiche, tecniche e gestionali che si possono acquisire durante percorsi formativi completi, dalle basi alle competenze avanzate, per apprendere le tecniche di regia, gestione del set, direzione degli attori e sviluppo di uno stile narrativo, da svolgere all’interno di strutture pubbliche e/o private certificate, quali istituti, enti, scuole, università e accademie. Ma come scegliere quella giusta?

Come scegliere la scuola di regia giusta

Alla suddetta domanda non c’è una risposta precisa e più corretta di altre. Non vi è dunque una formula collaudata, tantomeno un’equazione perfetta in grado di garantire un risultato certo. Tuttavia esistono delle componenti e delle informazioni che possono guidare il candidato nella scelta più consona e adeguata alle proprie esigenze, possibilità e aspirazioni.

Cominciamo con il dire quanto importante sia puntare su una scuola che all’interno dell’offerta e del proprio piano didattico abbia un indirizzo cinema interamente dedicato alla regia e alle sue diverse espressioni. Piano, questo, composto da moduli, corsi, seminari, workshop e laboratori focalizzati sulla materia, tenuti da docenti e addetti ai lavori dalla comprovata esperienza nel settore. Apprendere direttamente da professionisti che lo fanno di mestiere, con una carriera alle spalle dietro la cinepresa, può rappresentare un valore aggiunto non indifferente ai fini dell’acquisizione di nozioni tecniche, estetiche e formali.

Durata dei corsi, pratica sul set e saggio di diploma

Normalmente la durata dei corsi varia dai due ai tre anni, suddivisi in trimestri o semestri a seconda della realtà che eroga il servizio e della sua identità, ai quali possono seguire corsi di specializzazione, stage, tirocini ed esperienze extracurricolari. Fondamentale è la possibilità di far pratica diretta sui set cinematografici in itinere e al termine del ciclo di studi. Altrettanto fondamentale è la possibilità di prendere parte ad esercitazioni durante i corsi per approfondire le diverse fasi della lavorazione di un progetto audiovisivo, fare proprie competenze sul campo, scoprire le dinamiche del set ed entrare in contatto con maestranze e attori.

A tal riguardo la realizzazione di un cortometraggio o di un saggio di diploma è una condicio sine qua non per il proseguo del cammino, utile per iniziare a fare circolare il proprio nome nel circuito festivaliero e tra gli addetti ai lavori, ma soprattutto da utilizzare come biglietto da visita per incrementare il portfolio da presentare a future case di produzione in vista della tanto agognata opera prima.

I campanelli d’allarme nella scelta di una scuola di regia

Ai fini della scelta della scuola bisogna fare estrema attenzione anche ad altri fattori per non incorrere in brutte sorprese. Negli anni, senza una particolare distinzione per quanto concerne la geolocalizzazione, sono nate tante scuole di regia. Per la cronaca poche davvero all’altezza della situazione. Motivo per cui è necessario ascoltare tutti i campanelli d’allarme.

L’eventuale blasone e i costi alti di iscrizione/frequentazione non sono direttamente proporzionali al valore effettivo e reale della struttura attenzionata. Dietro vesti altisonanti e appariscenti che promettono standard elevati di insegnamento e apprendimento, frutto di campagne promozionali che non rispecchiano fedelmente e in maniera chiara la proposta, possono infatti celarsi corsi di regia approssimativi, carenti e non conformi all’offerta. Bisogna in primis mettere sotto la lente d’ingrandimento la struttura in questione e verificarne punto per punto alcuni elementi fondamentali, a cominciare dalla logistica, dai prezzi e dai servizi, passando per la didattica, come e da chi viene erogata.

Il tutto andrebbe accuratamente analizzato mediante un confronto e una comparazione incrociata dei dati messi a disposizione con trasparenza dalle strutture prese in esame. Questi consistono nei risultati ottenuti negli anni, nel grado di incidenza registrato in un arco di tempo nel settore di riferimento e soprattutto nei possibili sbocchi professionali mediante collegamenti con il mondo del lavoro, resi possibili da una rete di partnership preziose rappresentate da realtà produttive, agenzie di scouting e management, oltre che con importanti festival del cinema. Insomma strutture capaci di fornire contatti diretti con l’industria dell’audiovisivo, preferibilmente già durante il percorso. Non solo promesse, ma occasioni concrete di crescita dall’immediato.

Open day e testimonianze: la verifica in prima persona

Più di ogni altra cosa però è la verifica in prima persona del potenziale studente ad essere determinante. Ciò avviene attraverso la visita della sede e dei suoi spazi, che devono comprendere aule, laboratori e teatri di posa, forniti di attrezzature, software e hardware al passo con i tempi e specifici per la didattica in presenza e a distanza. Giornate di orientamento e open day, nel quale oltre alla visita è possibile conoscere ed entrare in contatto con personale e docenti, può essere utile alla causa per sciogliere eventuali dubbi e fornire ulteriori chiarimenti.

E last but not least importante potrebbe essere il sentire il parere di ex allievi per avere una testimonianza diretta in merito all’esperienza avuta nella scuola e al post diploma.

La gavetta e il lavoro sul campo

Regista non si nasce, ma si diventa, per cui la formazione non termina con il conseguimento di un titolo accademico. Semmai è un buon punto di partenza sul quale contare per inserirsi nel complesso e difficile mondo del lavoro. Ma non è sufficiente. Quello del regista è un mestiere di grande responsabilità e di leadership, poiché chiamato a gestire e a guidare con le proprie capacità un sistema articolato e numericamente corposo.

Ecco che necessita della conoscenza approfondita, oltre che del rispettivo ruolo, anche di tutti quelli presenti su un set e nella fase di post-produzione. Avere un quadro generale completo ed esaustivo degli strumenti che si hanno a disposizione e delle figure che andranno a comporre la troupe e il cast è dunque fondamentale.

Quanto si è appreso nel corso degli studi in termini di competenze teoriche e pratiche non basta. Il bagaglio personale e professionale va per forza di cose arricchito con quella che un tempo era chiamata gavetta. L’esperienza sul campo resta ancora oggi infatti la principale fonte di apprendimento. Ciò passa attraverso il lavoro all’interno del reparto regia prima come assistente e poi come aiuto.

La possibilità di prendere parte a progetti audiovisivi sulla breve e lunga distanza o nella serialità in questi ruoli, per un periodo X di tempo, è una strada che si consiglia caldamente di percorrere. La frequentazione assidua del set serve, oltre che ad acquisire e a incrementare competenze specifiche, a comprendere i vari meccanismi che ne regolano il funzionamento, compreso il lavoro con gli attori, per il quale sono richieste ulteriori hard e soft skills, in primis nel campo della recitazione. Non necessariamente un buon regista è anche un buon direttore di attori. Ecco perché utile sarebbe seguire dei corsi specifici.

Tale frequentazione può essere utile pure a incrementare la propria agenda e a conoscere figure con le quali in un futuro più o meno prossimo si potrebbe collaborare.

Dal sogno alla realtà

Lo step successivo, senza alcun dubbio quello più difficile di tutti, è dirigere un film. Il primo si spera di una lunga serie. La tanto desiderata opera prima è un primo decisivo e concreto passo verso il proseguo del cammino, quello per entrare dalla porta principale del mondo del cinema e potersi definire un regista a tutti gli effetti.

Solitamente l’esordio nel lungometraggio arriva dopo la realizzazione di uno o più cortometraggi, quest’ultimi palestra ideale per mettersi alla prova e al contempo dimostrare di avere tutte le carte in regola per fare il regista. Spesso sono indipendenti e autoprodotti, con budget ridotti, ma permettono di sperimentare e sviluppare uno stile personale. Altri progetti utili per iniziare includono videoclip musicali, spot pubblicitari, web series e contenuti per i social media. Queste esperienze aiutano a costruire un portfolio di lavori variegato, fondamentale per farsi notare.

Si entra così in una fase estremamente delicata, poiché rappresenta uno snodo cruciale che richiede pazienza, sacrifici e dedizione. Queste componenti unite alla passione, ma soprattutto all’incessante desiderio di volere raccontare qualcosa, sono elementi imprescindibili. Alla base c’è in primis una buona sceneggiatura.

Senza di quella non si va da nessuna parte. Molto spesso chi dirige firma anche lo script, ma non è sempre così. Si può intraprendere un percorso per diventare un regista che non sia anche quello di firmare le sceneggiature. Ci si può affidare a uno e più sceneggiatori o affiancarli durante la scrittura del film. Anche per il nobilissimo mestiere dello sceneggiatore ci sono corsi di studio appositi e un iter preciso da seguire.

Sceneggiatura alla mano si può partecipare a sessioni di pitching e a concorsi al fine di trovare una casa di produzione interessata a prenderla in carico, svilupparla e accedere a bandi di finanziamento nazionali e internazionali, per poi dare finalmente vita al progetto. In questa fase, e lungo tutto il percorso, la resilienza e l’inventiva sono caratteristiche essenziali per vedere la propria idea prendere forma e raggiungere il grande schermo. Motore, ciak e azione!

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