Come si realizza un film? La realizzazione di un film, o di un progetto audiovisivo in generale, si articola in quattro fasi principali, che vanno dallo Sviluppo alla Post-produzione, passando per la Pre-produzione e la Produzione (le riprese), alle quali se ne aggiunge una quinta che riguarda la distribuzione e la promozione del prodotto finito.
A queste fasi prendono parte centinaia di addetti ai lavori: una miriade di figure professionali del cinema con specializzazioni molto diverse e mansioni sconosciute ai più. Ovviamente il numero di professionisti coinvolti varia a seconda della tipologia di progetto che si vuole portare a termine e dall’entità del budget a disposizione.
Lo Sviluppo: dall’idea alla sceneggiatura
La prima fase prende il nome di Sviluppo, nota anche come fase di studio: senza alcun dubbio la più delicata dell’intero processo produttivo. Si tratta, infatti, di un passaggio cruciale che decide il destino di un’opera, indipendentemente dal genere, dal formato, dall’utilizzo che se ne farà e dalla destinazione in termini di fruibilità.
Produttori, registi e sceneggiatori incrociano le loro strade a partire da un’idea, che non si ha ancora la certezza di poter trasformare in un film. Gli sceneggiatori hanno il compito di scriverlo, spesso coadiuvati dai registi, che cominciano a immaginare il cast e i ruoli principali della troupe. Ai produttori spetta invece il compito di reperire i fondi necessari per la futura realizzazione dell’opera.
Sono queste le figure che attivano l’ingranaggio di una complessa macchina produttiva. A livello regionale, le Film Commission hanno attivato bandi specifici dedicati allo sviluppo; lo stesso Ministero della Cultura si è mosso in questa direzione, anche attraverso bandi di co-sviluppo e accordi bilaterali con altri Paesi.
Lo sceneggiatore mette il film su carta realizzando la sceneggiatura, un testo in bilico tra parola e immagine, che è il primo necessario passo da compiere per arrivare al prodotto finito. La sceneggiatura non si rivolge direttamente a un largo pubblico, ma ad alcune figure professionali che devono concretamente realizzare il film: per questo è basata su una particolare tipologia di scrittura, che si apprende in un corso di cinema professionale. Essa non si preoccupa solo di drammatizzare: deve possedere anche una natura progettuale, perché è la base di riferimento di tutti i realizzatori del film (regista, produttore, attori, scenografo, costumista, ecc.), che dalle pagine scritte devono ricavare informazioni utili e chiare.
Le fasi di scrittura di un film
Il Soggetto
Gli sceneggiatori non scrivono “di getto” il testo filmico. Al contrario, il processo è assai lungo (si misura in mesi) e si sviluppa per fasi successive che via via arricchiscono, articolano e perfezionano il materiale iniziale. Le sceneggiature possono nascere da idee originali, oppure possono essere basate su romanzi, testi teatrali o addirittura su altre sceneggiature.
Si parte da un primo elaborato che viene chiamato soggetto, attraverso il quale l’idea comincia a prendere una forma cinematografica: un’esposizione chiara e piuttosto breve, di una quindicina di pagine circa, per illustrare i tratti generali della storia e “convincere” chi dovrebbe produrre il film. Chi legge un soggetto vuole sapere “cosa succede” e soprattutto vuole leggere poco: potrebbe essere l’unica fase a destare l’attenzione di possibili committenti.
Non necessariamente chi scrive il soggetto sarà poi anche lo sceneggiatore del film. Quest’ultimo solitamente riceve l’incarico di sviluppare idee di altri, ad esempio adattando opere letterarie. In questo caso è necessario acquistare dai proprietari — autori o editori — i diritti di sfruttamento dell’opera per una trasposizione audiovisiva.
Il soggetto è strutturato secondo:
- un inizio, in cui sono indicati la localizzazione spazio-temporale della storia, i personaggi principali e il conflitto alla base del racconto;
- una parte centrale, con una breve descrizione dello sviluppo dominante del plot e il suo climax;
- una fine, dove avviene la risoluzione del conflitto in maniera dettagliata.
Alla base della stesura di un soggetto vi sono poche ma fondamentali regole d’ingaggio: concetti semplici in forma semplice e piana, poco intreccio, personaggi ridotti al minimo, assenza di riferimenti intellettualistici e ornamenti letterari, sintesi del contenuto e accenni alla sostanza del film.
La Scaletta
Una volta che il soggetto ha buone possibilità di essere finanziato, lo scrittore elabora la sceneggiatura attraverso diverse fasi intermedie — in Italia quasi sempre attraverso una scaletta e quindi un trattamento — e successive rielaborazioni. Spesso, anche dopo la consegna dello scritto, il regista interviene; altre volte sono gli stessi attori ad apportare modifiche ai dialoghi, e in montaggio intere scene previste in sceneggiatura e poi effettivamente girate possono “saltare”.
Il film ultimato, dunque, è nella gran parte dei casi differente da quello previsto sulla carta.
La scaletta è la schematizzazione dell’intreccio punto per punto e riassume i momenti fondamentali della storia. Si presenta come una successione numerata e ordinata di tutte le scene, con una brevissima descrizione di quanto accade in ognuna di esse. Serve a mettere in evidenza il ritmo e la progressione della storia e le eventuali falle da correggere.
È molto soggettiva e diventa un promemoria per lo sceneggiatore che, con essa, costruisce lo scheletro della sceneggiatura.
Il Trattamento
Si passa poi al trattamento, di fatto un ampliamento del soggetto in forma narrativa (attorno alle 30 pagine) che può assomigliare a un racconto letterario, con descrizioni di luoghi, motivazioni psicologiche dei personaggi e qualche indicazione di dialogo.
La sua struttura narrativa è quella che più si avvicina al romanzo, poiché usa il discorso indiretto e il presente indicativo, ma può anche descrivere gli stati d’animo dei personaggi. Non a caso è definito da molti “il romanzo del film”. Tutto quello che viene risolto nel trattamento costituisce un problema in meno nella fase successiva.
La Sceneggiatura
E, last but not least, la sceneggiatura (script), l’ultimo importante tassello dell’iter di sviluppo. Si tratta di un testo destinato a essere girato o filmato, e a diventare quindi un film: costituisce il primo e fondamentale passo nella realizzazione di tutte le opere cinematografiche e di fiction televisiva.
La sceneggiatura è divisa in scene. Nella scena succede qualcosa: si tratta di una piccola parte della storia che si svolge in un luogo e in una unità di tempo. Lo stile narrativo non deve essere descrittivo, bensì rapido e incisivo, al fine di far emergere chiaramente gli aspetti che colpiranno lo spettatore durante la visione dell’opera.
In una sceneggiatura troviamo la descrizione degli elementi visivi e sonori, delle ambientazioni, delle azioni dei personaggi, dei dialoghi, oltre alla descrizione minuziosa di ogni singola inquadratura. Lo sceneggiatore, dunque, non deve solo saper raccontare bene una storia, ma anche far sì che questa comunichi a chi il film lo metterà in piedi — ed è ciò che gli allievi sperimentano concretamente nelle produzioni cinematografiche realizzate in accademia.
La lunghezza media della sceneggiatura è compresa tra le 90 e le 120 cartelle: ogni pagina corrisponde di norma a circa un minuto di film. Nei cortometraggi e nelle serie, ovviamente, le pagine variano di numero in base alla lunghezza della storia e, nel caso delle serie, degli episodi che la compongono.
Lo Storyboard
A concludere il lavoro ci pensa lo storyboard, ovvero la messa in immagini delle scene attraverso una serie di disegni che anticipano alcune inquadrature, così come dovranno apparire sullo schermo. Normalmente a questa fase partecipa il regista che, sceneggiatura alla mano, insieme a un disegnatore (o storyboardista) mette su carta le scene per visualizzarle ed essere facilitato in fase di ripresa.
È uno strumento pratico che serve al regista e alla produzione per lavorare meglio sul set, preparando solo quello che effettivamente verrà inquadrato, specialmente nelle scene più complesse; serve inoltre a dare un’idea univoca a tutti i componenti della troupe di come dovrà venire la scena. Un metodo di lavoro che si impara al meglio con l’esperienza diretta, ad esempio attraverso gli stage sul set a fianco di professionisti.
I finanziamenti e la Pre-Produzione
Se lo sviluppo procede bene e le case di produzione decidono di andare avanti, il film ottiene il cosiddetto semaforo verde: l’approvazione del progetto e il passaggio alla pre-produzione.
Si procede allo spoglio della sceneggiatura per determinare il preventivo di spesa, le location, gli attori e la previsione dei giorni di ripresa.
Un lavoro impegnativo che nasce dalla collaborazione di diverse figure professionali del comparto produttivo e artistico: dal regista all’aiuto regia, dal produttore al produttore esecutivo, dall’organizzatore generale all’ispettore e al segretario di produzione, passando per il location manager, il direttore della fotografia, il trucco e parrucco, lo scenografo e il casting director.
Spoglio alla mano, è possibile stabilire il budget effettivo necessario alla realizzazione del film attraverso l’individuazione dei costi di produzione. Per la copertura dei costi si può ricorrere a finanziamenti pubblici e privati, ad esempio attraverso sponsorizzazioni, oltre ai bandi delle Film Commission regionali e del Ministero della Cultura.
Il lavoro sul progetto si sviluppa con un alto grado di specificità: si stabilisce una timeline precisa con azioni e scadenze, studiando i bandi già annunciati o facendo riferimento alle tempistiche dell’anno precedente. L’obiettivo è limitare il più possibile l’incertezza, valutando attentamente il tempo necessario per elaborare un dossier di presentazione e un piano finanziario convincente, in grado di attrarre soggetti terzi. Il coinvolgimento dei partner inizia spesso nei mercati internazionali con la presentazione di un pitch, corredato da un business plan.
Casting e Location Scouting
In questo stadio della preparazione di un film sono molto importanti il casting e i sopralluoghi.
Il casting concerne la scelta degli interpreti, sia per i personaggi principali sia per quelli secondari, nonché per le semplici comparse. In molti casi un fattore determinante per la scelta di un attore è il provino cui viene sottoposto, che consente di verificare la sua adattabilità al personaggio da interpretare: un momento cruciale per cui è fondamentale una solida preparazione attoriale, come quella offerta dal nostro corso di recitazione.
I sopralluoghi (location scouting) servono invece per individuare gli ambienti reali in cui girare alcune scene del film — le cosiddette location — sia per gli esterni sia per gli interni, a esclusione delle scene girate negli studi cinematografici. Tali ambienti reali devono poi essere adattati, resi cioè compatibili con le esigenze narrative del film e la sua ambientazione storica.
Le operazioni di adattamento degli ambienti spettano soprattutto allo scenografo e ai suoi collaboratori, che possono avvalersi anche di bozzetti disegnati. Il ruolo dello scenografo diventa ancora più importante nel caso delle riprese all’interno degli studi cinematografici, dove gli ambienti non devono essere semplicemente adattati, ma letteralmente costruiti. Parallelo al lavoro dello scenografo è quello del costumista, il cui compito consiste nel preparare gli abiti per gli attori del film — dai protagonisti all’ultima delle comparse — in funzione delle caratteristiche dei personaggi interpretati.
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