Finite le riprese, è tempo di raccogliere tutto il girato, di selezionare e montare il materiale per dare forma e sostanza audiovisiva all’opera di turno. Questa fase è detta post-produzione e riguarda sia la componente video che quella audio. Ciascuna di esse è caratterizzata da una serie di lavorazioni attraverso le quali i materiali grezzi realizzati durante le riprese devono transitare per giungere allo stadio finale, ossia al file ad altissima qualità utilizzato dalle sale cinematografiche per la proiezione.
Qui tutti gli elementi chiamati in causa si intrecciano per creare l’esperienza multimediale che chiamiamo film. Ma indipendentemente dalla lunghezza, dal genere e dal formato, il processo per giungere al risultato è il medesimo: a variare, semmai, a seconda del metraggio e della complessità del progetto in questione, sono le tempistiche, il budget e le maestranze richieste per portare a termine questa fase. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste.
Questo articolo è la terza tappa del nostro viaggio dentro la lavorazione di un film. Se te le sei perse, recupera la fase della pre-produzione e la fase delle riprese.
Il montaggio: il cuore della post-produzione
Sotto l’aspetto tecnico il montaggio è un’operazione che consiste nell’unire un’inquadratura con la successiva. Lo spettatore avverte questa operazione semplicemente come il passaggio da un’immagine A a un’immagine B. In realtà il montaggio è qualcosa di molto più importante di una semplice operazione tecnica: è il momento principale della post-produzione di un film. Il materiale “girato” è visionato, analizzato e ricomposto in base a un progetto narrativo e strutturale e a esigenze ritmiche ed estetiche, nell’ordine previsto dalla sceneggiatura, e si concretizza eseguendo tagli e unioni con particolari attrezzature.
Un tempo era un processo manuale di taglio e incollaggio fisico di strisce di pellicola. Oggi tutti i progetti audiovisivi vengono montati su sistemi di editing digitale (ad esempio Avid, Final Cut e Premiere), per dilatare o sottrarre il tempo filmico e per manipolare lo spazio. Questi software hanno acquisito importanza all’inizio degli anni Novanta e hanno rivoluzionato la post-produzione, rendendo tutte le fasi di editing più rapide e semplici.
Chi lavora in sala di montaggio
L’editor, o montatore, lavora in sala di montaggio con il regista e, insieme, propongono le loro versioni alla produzione, coadiuvati da una serie di figure tecniche e relativi assistenti che partecipano ai vari step sia sul fronte video che audio. Molto spesso — accade, ad esempio, con i documentari — in montaggio c’è anche l’autore dello script: la persona che sovrintende i contenuti, infatti, è la più adatta a lavorare con l’editor e ad aiutarlo a ricucire la storia.
Una volta completato il montaggio video, questo viene integrato con la versione definitiva del sonoro ricevuta dal sound engineer, proiettato e analizzato scrupolosamente in sala di montaggio; infine, viene esportato nel formato desiderato ed è pronto per la distribuzione.
Le tipologie di montaggio cinematografico
Unire tra loro due inquadrature (raccordo) è qualcosa di più che una semplice operazione tecnica: l’associazione di due immagini può produrre un senso diverso da quello che ognuna di esse ha presa in sé e per sé. Motivo per cui esistono differenti tipi di montaggio, finalizzati alla creazione di significati che devono stimolare e guidare lo spettatore verso una forma di interpretazione della realtà sempre diversa.
L’esistenza di più modalità o forme di montaggio non implica che esse si escludano a vicenda ma, al contrario, possono armoniosamente coesistere nell’ambito di uno stesso effetto di montaggio. Per il montaggio di un prodotto audiovisivo, l’editor può ricorrere a una o a più delle seguenti tecniche.
Montaggio narrativo
Il legame tra le singole inquadrature ha come fine la costruzione di un mondo immaginario, una sequenza spazio-temporale di eventi in cui agiscono dei personaggi, e permette la completa immersione e immedesimazione dello spettatore nella storia. È il montaggio tipico del découpage classico americano, nonché il più diffuso a oggi.
Montaggio alternato
Alterna inquadrature di due o più eventi che si svolgono contemporaneamente in ambienti diversi, ma che sono destinati a convergere in uno stesso spazio. Conferisce allo spettatore un sapere maggiore di quello dei personaggi, generando così un particolare significato o un effetto di suspense.
Montaggio parallelo
Come il montaggio alternato, solo che in questo caso gli eventi e i personaggi procederanno sempre lungo strade parallele senza mai convergere in uno stesso spazio. Si tratta di situazioni che non hanno rapporti spazio-temporali, ma che sono state scelte per far emergere implicazioni ideologiche e simboliche, intrecciando due o più motivi che alternativamente si ripetono.
Montaggio ellittico
È un montaggio di contrazione temporale: lo stacco funge da ellissi (salto) temporale, non mostrando determinate azioni ma sintetizzandole e procedendo col racconto. Qui le ellissi temporali devono essere impercettibili agli occhi dello spettatore, nel senso che anche se vengono percepite non devono diventare elemento di “distaccamento” dalla storia.
Montaggio connotativo
È un montaggio che ha lo scopo di produrre senso, di creare un preciso significato attraverso l’associazione di immagini che prese singolarmente avrebbero una valenza differente. Mette in pratica l’effetto Kulešov, che dimostra quanto la percezione dello spettatore sia influenzabile dal modo e dall’ordine in cui gli vengono mostrate le immagini sullo schermo.
Montaggio formale
Si basa su effetti di tipo formale, sia grafico-spaziali sia ritmico-temporali. Si procede attraverso l’accostamento di immagini che instaurano fra loro un rapporto di volumi, superfici, linee, punti, al di là della concreta natura degli elementi rappresentati. Un esempio è l’immagine dell’astronave che segue quella dell’osso in 2001: Odissea nello spazio. Ovviamente, il fatto che il montaggio formale non sia per sua natura in conflitto con quello connotativo è evidente.
Montaggio discontinuo
Tipo di montaggio che racconta la storia trasgredendo e rifiutando le regole e il principio della continuità caro al cinema classico, senza addurre motivazioni narrative. Ricorre a scavalcamento di campo, anomalie nell’ordine e nella frequenza con cui vengono mostrati gli eventi, inserti non diegetici e jump cut: una successione di inquadrature di un personaggio che possono essere troppo simili fra loro dal punto di vista della distanza e dell’angolazione, oppure che mostrano l’attore in posizioni nettamente differenti, esplicitando gli stacchi e, di conseguenza, la finzione filmica.
Flashback
Il cinema esiste solo e unicamente al presente. Anche quando la vicenda è situata nel passato (o nel futuro), lo spettatore nella realtà si trova ad assistere alla vicenda sempre al presente. Nonostante ciò, quando durante una sequenza si ha un salto temporale all’indietro si può dire che abbiamo assistito a un flashback, ovvero la presentazione di eventi narrati antecedenti rispetto all'”adesso” della storia.
Permette di rivivere eventi passati, fornendo dettagli utili e una maggiore conoscenza dei personaggi. Interrompe momentaneamente il normale corso della storia per fare un salto indietro nel tempo, aiutando il pubblico a capire meglio la trama e le figure coinvolte tramite la rivelazione di episodi già avvenuti.
Flash-forward
È la messa in scena di eventi successivi a quelli che si stanno narrando e quindi un salto temporale al futuro. È una deviazione dalla classica struttura lineare della narrazione che, invece di seguire l’ordine cronologico degli eventi, ci regala una piccola anticipazione. Può trattarsi di una scena breve, una visione, un sogno, oppure di una sequenza più ampia che lascia intuire cosa accadrà.
Può servire a preannunciare un evento importante, a svelare le vere intenzioni di un personaggio, o semplicemente a creare quel filo di tensione che tiene chi guarda incollato allo schermo. Questa tecnica ha il potere di stuzzicare la curiosità, creare tensione e farci immaginare cosa accadrà prima ancora che succeda: una sorta di spoiler controllato, dosato con cura per giocare con le aspettative dello spettatore.
La color correction e il color grading
La color correction e il color grading sono due processi importanti nel mondo dell’audiovisivo. Entrambi sono essenziali per ottenere un’immagine di qualità e comunicare efficacemente le emozioni e le sensazioni desiderate. I due processi sono affidati al colorist.
Che cos’è la color correction
La color correction si concentra sull’equilibrio cromatico e sull’eliminazione di eventuali difetti nell’immagine, come la dominante di colore o l’eccesso di saturazione. Si vanno a sistemare gli eventuali errori di bilanciamento del bianco, di esposizione e di illuminazione e si cerca di dare un aspetto il più possibile omogeneo alle diverse clip, soprattutto quelle girate in condizioni di luce differenti.
Viene solitamente effettuata all’inizio del processo di post-produzione, per garantire che l’immagine sia il più possibile fedele alla realtà. Si utilizzano strumenti come i color wheels e le curves per regolare i livelli di luminosità, saturazione e tonalità dei vari colori.
Che cos’è il color grading
Una volta terminata la fase di color correction si passa al color grading, un’operazione più di tipo artistico che si concentra sull’estetica e sulla creazione di un’atmosfera specifica attraverso l’uso di toni cromatici. Si effettua alle clip per dar loro l’aspetto caratteristico desiderato, attraverso la modulazione della tonalità delle immagini.
Con questo processo si possono creare diverse atmosfere e stili visivi, come la gradazione cromatica calda per una scena romantica o la gradazione cromatica fredda per una scena inquietante. Il color grading può essere utilizzato per evidenziare alcuni elementi dell’immagine o per nasconderne altri. Entrambi i processi sono molto importanti per ottenere un’immagine di qualità e per comunicare efficacemente le emozioni e le sensazioni che si vogliono trasmettere. Oggi esistono software di color correction e color grading molto avanzati, che permettono di effettuare questi processi in maniera precisa e veloce.
Gli effetti visivi (VFX)
Nel cinema si distinguono gli effetti speciali (SFX) dagli effetti visivi (VFX). Questi ultimi sono quelli che entrano in campo in questa fase e consistono in tutte quelle integrazioni digitali create in post-produzione per arricchire o sostituire riprese reali.
I VFX eliminano i limiti fisici del set e permettono di realizzare scene impossibili, pericolose o economicamente insostenibili sul set fisico: esplosioni, ambienti fantastici, creature digitali, simulazioni di fuoco, acqua, fumo e molto altro. A differenza degli effetti speciali tradizionali — realizzati in fase di ripresa con trucchi pratici, scenografie o pirotecnica — gli effetti speciali digitali vengono prodotti interamente al computer, con pipeline avanzate che integrano modellazione 3D, compositing, simulazioni fisiche e color grading. Il risultato è un contenuto visivo di altissima qualità, indistinguibile dalla realtà.
Titoli e grafiche
Lungi dall’avere un ruolo puramente informativo, i titoli di testa e di coda sono spesso vere e proprie opere creative a tutti gli effetti, che introducono e chiudono la proiezione. Non un semplice elenco di nomi e relativi ruoli presentati in una forma accattivante: i titoli possono addirittura anticipare gli eventi, contenere indizi e fornire informazioni utili a una prima comprensione del testo; di sicuro, hanno il potere di far calare lo spettatore immediatamente nell’atmosfera dell’opera a cui sta per assistere, rievocando il nucleo significativo del film.
Scelta accurata del font e della disposizione grafica delle parole, in gergo lettering, su un apposito impianto grafico o in armonia con le prime immagini del film, a musica o rumori ambientali, fino ad arrivare all’uso degli effetti speciali: i titoli di testa e di coda vanno ben oltre la semplice attestazione di proprietà dell’opera e partecipazione al film, creando una sorta di marchio riconoscibile ed evocativo, replicato nelle locandine e nel merchandising dell’opera. Di ciò si occupa il titolista.
La post-produzione audio
La post-produzione audio è l’insieme di interventi tecnici che trasformano i file grezzi in un prodotto professionale, pulito e bilanciato. Permette, così come accade per la componente video, di elevare concretamente la qualità dei progetti. Schematizzando, si suddivide in tre macro-fasi da eseguire in questo preciso ordine:
- Editing audio
- Sound design e missaggio
- Mastering
Ogni fase ha uno scopo ben specifico e gli interventi che si eseguono in ognuna devono essere seguiti in una precisa successione. Non bisogna sottovalutare nessuna delle tre fasi, perché ognuna contribuisce alla buona riuscita del risultato finale.
L’editing audio
Sotto il cappello di editing audio rientrano tutti quei procedimenti che servono a selezionare, organizzare e ripulire i file audio grezzi. Potenzialmente in questa fase si possono fare un mare di interventi diversi, in base alle necessità specifiche dei file di partenza.
Nel primo stadio di lavoro si pone attenzione alla pulizia delle tracce, nello specifico della presa diretta, ossia la registrazione del suono in tempo reale durante le riprese. Questo significa che il suono, come dialoghi e rumori ambientali, viene catturato nello stesso momento in cui si gira la scena, con varie tipologie di hardware (microfoni) e software. Possono esserci click, pop, fruscii, respiri troppo marcati, piccole distorsioni, rumori di fondo e così via: durante l’editing si risolvono tutte queste scocciature. Non farlo avrebbe ripercussioni negative a cascata su tutte le fasi successive.
Ma l’editing audio non si riduce a questo, va oltre la correzione di problemi tecnici di ripresa. Quando si registra si fanno praticamente sempre più take: non è mai buona la prima. Per cui ci si trova a dover scegliere quale delle performance è venuta meglio, a volte selezionando dei pezzetti da ognuna. Durante l’editing si fa anche questo lavoro di taglia e incolla, scegliendo cosa tenere e cosa eliminare, oltre a cancellare eventuali momenti di (finto) silenzio superfluo. Si chiude la fase di editing quando si ha l’impressione che le tracce siano effettivamente pronte per passare alla fase successiva.
Sound design e missaggio
Quando il montaggio immagine è definitivo, il progetto viene preparato per il sound design e il missaggio. A questo scopo si esportano file specifici: AAF (Advanced Authoring Format) o OMF (Open Media Framework). Questi formati contengono tutte le tracce audio del film, con clip sincronizzate, livelli, dissolvenze e timecode. L’AAF è oggi lo standard più diffuso, poiché conserva più informazioni tecniche e metadati. L’obiettivo è trasferire in modo sicuro e ordinato il lavoro del montatore ai professionisti del suono, mantenendo la perfetta sincronizzazione tra immagine e audio.
Il sound design è l’arte di creare e manipolare il paesaggio sonoro per arricchire l’esperienza cinematografica, definire l’atmosfera di una scena e sostenere la narrazione. Comprende la creazione di effetti sonori, la registrazione di rumori ambientali (Foley) e la manipolazione di suoni, anche creati da zero, per evocare emozioni, accentuare l’azione e immergere il pubblico nell’ambiente del film.
Lo step seguente è il missaggio, in cui dialoghi, effetti sonori, ambienti e musica vengono bilanciati, equalizzati e fusi per creare la traccia sonora definitiva del film. Il suo cuore è il raggiungimento di un corretto bilanciamento dei livelli tra le tracce. Sembra una cosa da poco, in realtà trovare il giusto volume di ogni traccia all’interno di un progetto è di cruciale importanza per definire la piacevolezza d’ascolto finale.
Il mastering
Il mastering è l’ultimo tassello della post-produzione audio. È a questo punto che il file risultante dal processo di mix viene rifinito, ottimizzato ed esportato nel formato corretto per la pubblicazione. Tendenzialmente si lavora in modo conservativo: si fanno interventi mirati, nulla che comprometta il risultato già ottenuto durante il missaggio, ma rifiniture il cui unico scopo è fare in modo che l’audio sia coerente con gli standard di distribuzione. In funzione del tipo di distribuzione, l’audio deve infatti rispettare determinati criteri, imposti dalle piattaforme, dalle sale o derivanti dalle richieste del mercato.
Durante il mastering si tara in modo definitivo quello che dev’essere il volume dell’audio finale. È normale che qualsiasi progetto audio venga ascoltato in una marea di dispositivi diversi: casse e cuffie di ogni tipo, grandi, piccole, hi-fi, lo-fi, in ambienti trattati, in macchina, in mezzo al traffico o dentro casa. Insomma, praticamente nessuno di chi ascolterà il tuo audio lo sentirà nella tua stessa situazione di ascolto. Per questo è fondamentale che il master sia ottimizzato per suonare bene ovunque.
Per finire — e qui davvero finisce il processo di post-produzione — si esporta il file master audio da accoppiare con quello video, comprendente le grafiche, per ottenere il master definitivo del film.
La colonna sonora
La musica ha un ruolo fondamentale nella costruzione di un film e di un progetto audiovisivo in generale. All’inizio della storia del cinema la musica d’accompagnamento era fortemente stereotipata e aveva un intento didascalico: ogni situazione era associata a un determinato tipo di musica, così il pubblico era agevolato nella comprensione del film. Con la progressiva evoluzione del cinema si iniziò a capire l’importanza che la musica assumeva all’interno di un film e i registi cominciarono a commissionare le musiche dei loro film a compositori affermati, con l’intento di nobilitare il cinema.
Come nasce una colonna sonora
La nascita di una colonna sonora inizia molto prima delle registrazioni in studio. Tutto parte dalla sceneggiatura e dalla visione del regista. Il compositore legge la sceneggiatura, discute con il regista e cerca di capire il tono generale del film. Una volta stabilite le linee guida, inizia la fase creativa vera e propria.
Ogni compositore ha il suo metodo: alcuni improvvisano al pianoforte o alla chitarra, altri lavorano subito con software di composizione digitale, altri ancora scrivono partiture complete per orchestra. Le tecnologie moderne permettono di creare versioni preliminari della colonna sonora realizzate con strumenti virtuali: questo consente al regista di avere un’idea chiara del risultato finale prima delle registrazioni ufficiali.
Durante la fase di montaggio si utilizza spesso la temp music (musica temporanea), cioè brani di riferimento scelti per definire il tono emotivo e il ritmo della scena. Questa guida sonora aiuta il regista e il compositore a immaginare l’atmosfera desiderata.
Se il budget lo consente, arriva poi il momento della registrazione con musicisti dal vivo: orchestre sinfoniche, piccoli ensemble o solisti, a seconda delle necessità del film. La colonna sonora non vive isolata: deve dialogare con il ritmo del montaggio, con i dialoghi e con gli effetti sonori. Per questo il lavoro del compositore è spesso un continuo avanti e indietro con il montatore del film.
Le tipologie di colonna sonora
Non tutte le colonne sonore sono uguali. Se ne possono distinguere almeno tre tipologie principali:
- Score originale: composto appositamente per il film.
- Soundtrack di canzoni esistenti: brani già noti, inseriti nella narrazione.
- Ibrido: un mix tra composizioni originali e brani già editi, usati per evocare atmosfere precise.
Le funzioni della musica nel film
Certamente la musica deve essere sempre funzionale alle immagini. A seconda di come viene utilizzata all’interno del film, può regalare effetti diversi: ad esempio può collegare due sequenze iniziando in una sequenza e proseguendo nella successiva, creando così un nesso narrativo; al contrario può rendere evidente lo stacco tra le sequenze cambiando da una all’altra. Queste sono le funzioni principali della colonna sonora in un film:
- Sottolinea con discrezione ciò che le immagini dicono, esprimendo musicalmente il ritmo e i movimenti delle scene.
- Esprime i sentimenti dei personaggi, con l’intento di far vivere allo spettatore le stesse emozioni del protagonista.
- Contestualizza l’immagine, fornendo ulteriori indizi sul luogo e sul tempo in cui si svolge la scena.
- Definisce il carattere di un personaggio.
- Anticipa gli avvenimenti successivi, facendo prevedere allo spettatore quello che succederà di lì a poco.
- Prolunga l’azione precedente, in modo da consentire allo spettatore di continuare ad assaporare gioie e malinconie.
- Rievoca qualcosa che appartiene al passato o a un luogo lontano.
- Contrasta le immagini, evocando situazioni o sentimenti dissonanti.
- Collega diverse scene, apparentemente separate l’una dall’altra.
Le figure professionali della post-produzione
Attraverso il lavoro dei vari professionisti di post-produzione, il materiale girato sul set viene integrato, lavorato e perfezionato fino ad arrivare all’esportazione del prodotto finito. Scopriamo, reparto per reparto, quali sono le figure professionali e tecniche che affiancano di volta in volta il regista nel corso di questa importantissima fase.
Le professioni della post-produzione video
Montatore
Il montatore provvede all’assemblaggio delle riprese, opportunamente selezionate e secondo le indicazioni del regista, nella giusta sequenza cronologica, dando al filmato fluidità e ritmo desiderati. Anche attraverso il montaggio e le sue tecniche si riesce a contribuire alla costruzione dello stile dell’opera e a suscitare reazioni nello spettatore.
Si parla già di post-produzione sebbene, normalmente, la fase di montaggio inizi poco dopo l’inizio delle riprese: ciò è utile per evidenziare eventuali errori tecnici o discordanze in tempo per porvi rimedio, ad esempio adattando la sceneggiatura o girando nuovamente le scene. In effetti, il montatore è una sorta di primo spettatore. A seconda delle produzioni, al montatore sarà concessa più o meno libertà espressiva; a volte il suo apporto è puramente operativo e tutte le decisioni sono affidate al regista.
Aiuto montatore e assistente al montaggio
L’aiuto montatore aiuta il montatore ad assemblare i giornalieri, a sincronizzare il sonoro alle immagini e a predisporre le varie lavorazioni del film. L’assistente al montaggio si occupa invece di ordinare e classificare il materiale girato e mantiene pulita e in ordine la postazione: quest’ultimo è il primo passo nella carriera di montatore.
Visual Effects Artist
Il Visual Effects Artist è il professionista che progetta e realizza effetti visivi digitali per il cinema, la televisione, la pubblicità e il videogioco. Interviene quando una scena richiede elementi non presenti sul set o impossibili da ottenere con riprese tradizionali. Il suo lavoro consiste nell’integrare riprese reali e contenuti generati al computer, oppure nel creare interamente ambienti, oggetti e fenomeni digitali. L’obiettivo è ottenere un risultato credibile, fluido e integrato con il linguaggio visivo del progetto.
Ricopre diverse responsabilità sia operative che progettuali, tra cui:
- Interpretare storyboard, concept e reference e proporre soluzioni visive coerenti con l’idea creativa.
- Integrare effetti e contenuti digitali nelle riprese, in modo naturale e “invisibile” per lo spettatore.
- Creare o rifinire elementi visivi mantenendo coerenza con inquadratura e movimento.
- Curare la continuità visiva tra le scene, assicurando lo stesso stile e la stessa resa da un’inquadratura all’altra.
- Collaborare con figure diverse (regia, direzione della fotografia, reparto 3D e montaggio) e recepire feedback, mantenendo alta la qualità fino alla consegna finale.
Con l’esperienza la responsabilità cresce: nei ruoli senior il Visual Effects Artist segue in autonomia sequenze più complesse, supporta i colleghi e contribuisce a definire lo stile visivo e le scelte creative delle lavorazioni.
Colorist
Sia la color correction che il color grading sono due aspetti fondamentali nella produzione di film, spot pubblicitari, video aziendali e qualsiasi altro prodotto video. Chi svolge questo tipo di lavoro in post-produzione ha una vera e propria professione, quella del colorist. È un artista che si occupa di dare emozione al video, correggendo eventuali errori nel girato e rendendo coerente a livello di luci e colori l’intero video, in modo tale da renderlo accattivante e creare un grande impatto emotivo. Usa programmi molto avanzati di editing video e le tecniche che utilizza sono frutto di anni di lavoro ed esperienza in questo campo.
Titolista
Il titolista è l’artista dei titoli di testa e di coda, specializzato in motion graphics. Il lavoro si svolge in post-produzione in accordo con il regista: prepara e monta l’impianto grafico che verrà incorporato nell’opera in sala di montaggio.
Le professioni della post-produzione audio
Montatore di scena
Il montatore di scena sincronizza il materiale realizzato dal fonico di presa diretta — ovvero dialoghi, suoni di scena e ambiente — e lo monta nella giusta sequenza: il suo lavoro si svolge parallelamente al montatore video, secondo lo stesso schema e gli stessi criteri. Pulisce le varie tracce da elementi di disturbo e fruscii e le prepara per il missaggio.
Compositore delle musiche
Sebbene la colonna sonora indichi tutto l’apparato audio del film, comprensivo di dialoghi e rumori ambientali, solitamente si pensa che questa definizione si riferisca solo alle musiche presenti, originali e non. Le musiche possono creare atmosfera e accompagnare in scena i personaggi, non solo assecondando le immagini in maniera gradevole: il loro compito è interpretare e aggiungere senso alla narrazione e sono parte dello stile complessivo dell’opera, un potente mezzo espressivo per coinvolgere lo spettatore.
Il compositore può scegliere quando utilizzare musiche esistenti e quando crearle ex novo. A volte compone le musiche dopo aver letto la sceneggiatura e queste possono essere utilizzate durante le riprese per aiutare gli attori a entrare nell’atmosfera e per valutare in anticipo l’armonia della musica e del girato. Altre volte, invece, vengono composte a film già effettuato o in avanzato stato di lavorazione. Le musiche vengono approvate dal regista e dalla produzione e in alcuni casi possono essere decise da loro o essere parte della sceneggiatura. Spesso diventano un prodotto di mercato a sé, collaterale alla distribuzione del film, organizzate in cd e/o playlist disponibili online.
Music Supervisor e Music Consultant
Il Music Supervisor è un professionista specializzato nel saper accostare alle immagini la giusta musica edita. Per questo motivo deve essere molto preparato sul repertorio (di ogni genere, di ogni epoca) e avere anche la giusta sensibilità nel capire quale musica inserire in quella specifica scena. Le sue scelte devono anche fare i conti con la realtà più “burocratica” che riguarda i diritti di sincronizzazione, ossia quanto costerà al minuto la musica che si vuole inserire nel film.
Il Music Consultant può essere coinvolto per offrire consulenze sullo stile musicale da utilizzare, soprattutto se il film si trova in un contesto culturale o storico specifico: ad esempio, un esperto di musica medievale potrebbe essere consultato per un film ambientato nel Medioevo.
Music Editor
Il Music Editor è una figura molto importante che si occupa di “aggiornare” la musica in base alle nuove versioni del montaggio, tenendo conto di vari tagli o aggiunte alle scene. Potrebbe sembrare una cosa da poco, in realtà è un compito scomodo e difficile: se in video si possono tagliare due o tre frame e la questione finisce lì, in musica non si può fare lo stesso, perché bisogna tener conto del suo tempo lineare e delle frasi musicali.
Il music editor si aggiorna costantemente con il regista, ma soprattutto con il montatore, e lavora a volte in autonomia (con approvazione finale del compositore) finché i tagli si possono adattare con un montaggio audio, oppure riferendo al compositore le modifiche per eventualmente rivedere la composizione originale.
Montatore della colonna sonora
Il montatore della colonna sonora è un professionista analogo al music editor, ma che si occupa nello specifico di montare i vari brani della colonna sonora (in gergo tecnico cue). È una figura che si trova specialmente nelle serie, in cui il compositore non scrive passo a passo ogni singolo cue di tutte le puntate, ma scrive i temi principali che compone in varie forme e varie sfumature emotive, per poi passare il materiale registrato al montatore della colonna sonora. Quest’ultimo prende i singoli pezzi, o se serve anche un solo strumento di un brano (in stem), e lo monta appositamente su ogni singola scena in cui è richiesta la musica. Si può trovare anche nella produzione della colonna sonora di un film e si interfaccia con compositore, montatore e regista.
Direttore del doppiaggio
Il direttore del doppiaggio è praticamente un regista dei dialoghi: gestisce gli “attori della voce”, i doppiatori, dando loro tempi e chiavi di interpretazione. Data la diffusione di materiale cinematografico e televisivo trasposto in lingua italiana, questa figura è di grande portata, sebbene il suo lavoro si svolga quasi nascosto nelle sale di doppiaggio.
Inizia con la visione del prodotto in lingua originale e, dopo averlo metabolizzato, si occupa di scegliere gli attori che dovranno dare vita al testo e l’adattatore dialoghista che effettuerà la trasposizione e l’adattamento in lingua. Dirige quindi le interpretazioni dei doppiatori, cercando di armonizzare i vari contributi anche se effettuati in momenti differenti: non è raro, infatti, che il doppiaggio avvenga a colonne separate, ovvero ogni doppiatore lavorerà separatamente sulla propria parte, in giornate differenti. Il doppiaggio a colonne separate non permette di sfruttare l’affiatamento tra i doppiatori impegnati in un botta e risposta, ma a volte è preferibile in quanto consente di ottimizzare i tempi, comportando un vantaggio economico.
Assistente al doppiaggio
Su indicazione del direttore di doppiaggio, l’assistente al doppiaggio prepara il piano di lavorazione, procede alla suddivisione del film in anelli (micro-unità narrative di 30-60 secondi) e, una volta che le voci avranno effettuato il doppiaggio, prepara una prima verifica della sincronizzazione del labiale e del parlato. Spesso un assistente al doppiaggio è un doppiatore (o ex) che aspira a ottenere la professionalità del direttore di doppiaggio, acquisendo esperienza attraverso un lavoro “intermedio”.
Fonico di doppiaggio
Il fonico di doppiaggio è il responsabile delle riprese audio in sala di doppiaggio, coinvolto non solo nei casi di film internazionali da doppiare in italiano: può essere necessario doppiare singole scene in caso di cambi di sceneggiatura all’ultimo o nei casi in cui l’audio registrato in presa diretta presenti qualche problema. Se non disponibili in tracce separate, verranno anche ricreati i suoni d’ambiente e i rumori di scena prodotti dalle azioni dei personaggi.
Sincronizzatore dialoghi
Non basta il lavoro dell’adattatore dialoghista né la bravura dei doppiatori: ci sarà sempre qualche discrepanza tra il labiale che si vede in video e ciò che viene pronunciato in sede di doppiaggio. Il sincronizzatore dialoghi procede alla sincronizzazione con il video, che si effettua accorciando e allungando le pause della traccia audio, anche solo di qualche piccola misura.
Fonico di missaggio
Il fonico di missaggio miscela i suoni presi sul set, i dialoghi e i suoni realizzati in studio, le musiche diegetiche (ovvero quelle che provengono da una fonte in scena) e i suoni extradiegetici (ovvero le musiche che solo lo spettatore sente e le voci over, cioè le voci narranti), regolando i livelli, dando uniformità al suono e preparando l’impianto per il lavoro del sound designer.
Sound designer
Con il termine sound designer si indica generalmente il professionista che si occupa della progettazione del suono. È la figura professionale responsabile della creazione e della gestione di tutti gli elementi sonori di un film, per creare un’esperienza emotiva e narrativa per il pubblico. Questo include il bilanciamento di dialoghi, musica ed effetti sonori, la creazione di suoni originali e la progettazione di un paesaggio sonoro completo che arricchisca l’atmosfera e la comprensione della storia.
Può anche occuparsi della creazione e della modifica del suono per pubblicità e marketing, televisione, radio, discografia, videogiochi e, in generale, tutti i prodotti che prevedono in qualche modo l’utilizzo del suono. A seconda delle produzioni, può essere coinvolto sin dalla pre-produzione per delineare la qualità sonora del prodotto e le tecniche necessarie per realizzarla: in questo caso dirigerà anche il lavoro del fonico di presa diretta, del montatore e del fonico di missaggio. Più frequentemente interverrà solo in post-produzione e dopo aver visto il girato, lavorando sull’impianto già montato e mixato comprensivo di rumori, voci e musiche, tramite interventi di inserimento di effetti speciali, correzione del suono ed equalizzazione.
Rumorista
Il compito del rumorista consiste nel creare e registrare i rumori ambientali e relativi alle azioni dei personaggi, quando non sono sufficienti o utilizzabili quelli ricavati in presa diretta o nel caso non esistano affatto. Analizza ogni determinata scena estrapolando la lista dettagliata del materiale da ricostruire sonoramente, dopodiché si procura i rumori da appositi database analogici e digitali, oppure ricrea gli effetti sonori. I rumori possono essere sia ricreati in studio sia registrati sul set, utilizzando i momenti morti e la collaborazione del fonico di presa diretta, o recuperandoli dal materiale registrato in altre scene e adattandolo.
Montatore degli effetti sonori
Il montatore degli effetti sonori è colui che monta tutti gli effetti sonori prodotti dai sound designer e dai rumoristi.
Impara la post-produzione sul campo
Il montaggio, il colore, gli effetti visivi e il suono non si imparano guardando un film: si imparano facendolo. Alla IFA Scuola di Cinema gli allievi lavorano sulle stesse pipeline e sugli stessi software usati nelle produzioni professionali, affiancati da chi in sala di montaggio ci lavora ogni giorno.
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