Come si realizza un film: la produzione

Come si realizza un film: la produzione

Una volta stesa la sceneggiatura, scelti gli attori e le comparse, trovati, adattati e costruiti i luoghi, confezionati i costumi, definito lo stile registico e fotografico, si può finalmente entrare nella fase centrale della realizzazione di un film, ossia quella operativa, creativa e tecnica. Dopo lo sviluppo e la pre-produzione, si passa dunque alla Produzione, a sua volta suddivisa in due momenti distinti: la lavorazione, cioè le routine organizzative e amministrative della troupe sul set, e lo shooting, le riprese vere e proprie. Queste ultime sono spesso precedute dalle prove con gli attori, che per alcuni registi possono anche protrarsi per settimane.

La Lavorazione

Un set ha costi molto alti e ogni giornata di lavoro aumenta il budget. Per le produzioni è, dunque, importante organizzare molto bene il lavoro, ottimizzando al massimo i tempi. Mediamente le riprese durano dalle 4 alle 5 settimane (si valuta di girare tra i due e i tre minuti di prodotto finito al giorno) e si lavora circa 6 ore al giorno, con tutte le dovute eccezioni. Le professionalità coinvolte sono da un minimo di cinquanta a un centinaio di unità. Il numero dipende dal tipo di prodotto che si vuole realizzare e dalla sua portata. Più elevata è quest’ultima e più gli elementi presenti sul set tra cast e crew aumentano in maniera esponenziale.

Per ottimizzare i costi, le riprese nella stragrande maggioranza dei casi non avvengono in ordine cronologico di storia, ma raggruppate per location e disponibilità. Spesso si gira prima il finale, poi una scena centrale, poi un dettaglio che all’interno del film comparirà venti minuti prima. Gli attori devono sapere a che punto emotivo si trova il personaggio, il regista deve tenere insieme questa continuità invisibile, e la troupe deve far sì che nulla stoni.

Tuttavia ci sono cineasti che per scelta decidono di seguire l’ordine cronologico del racconto, per assecondare il flusso emotivo e gli sviluppi drammaturgici del plot. Ma indipendentemente da quale modus operandi si adotta, le riprese sul set sono organizzate attraverso tre documenti principali:

Il Piano di Lavorazione (PdL): la rappresentazione grafica del calendario delle riprese. Indica la data d’inizio, il numero dei giorni previsti, gli attori, le date degli impegni nei teatri di posa e nei set dal vero.

L’Ordine del Giorno (ODG): si tratta del programma di una singola giornata di lavoro, redatto la sera precedente dall’assistente alla regia e supervisionato dall’aiuto regista e dal Direttore di Produzione, che indica alla troupe e al cast tutte le informazioni utili alle riprese. L’ODG indica: titolo del film, orari di convocazione, elenco scene da girare, elenco attori, comparse e tecnici coinvolti nelle singole scene, fabbisogni di scena suddivisi per ogni reparto.

Il Diario di Lavorazione (DdL): un resoconto dettagliato di un giorno di riprese, compilato dalla segretaria di edizione. Questo documento consente alla Produzione di controllare l’andamento del film, i fabbisogni vari, gli eventuali errori e i ritardi. Determina i costi giornalieri di un film, elencando: principali tecnici convocati; consumi vari (benzina, corrente elettrica…); inquadrature già girate, da girare in giornata, da rifare, da girare in totale; illuminazione degli ambienti; riprese effettuate, ricavate dal bollettino di edizione.

Come funziona un set

Messo in piedi l’impianto produttivo, con i suoi relativi costi, è giunta l’ora di battere il primo ciak sul set, laddove il film prende finalmente vita grazie al lavoro congiunto di una serie di maestranze che svolgono contemporaneamente decine di compiti, suddivise a loro volta in reparti impegnati a svolgere la propria funzione, secondo i canoni tecnici e artistici definiti in fase di pre-produzione.

In tal senso, un set cinematografico è un organismo collettivo che si muove dentro una catena di lavoro che deve restare coordinata, una macchina complessa divisa in aree di competenza specifiche che tengono in piedi un pezzo del risultato finale, con le tempistiche di realizzazione che variano a seconda del livello di difficoltà del progetto e delle richieste specifiche della produzione.

Un set cinematografico vive di ruoli chiari e gerarchie che non vanno mai messe in discussione. Il complesso e sofisticato ingranaggio che lo regola e ne consente il corretto funzionamento è di tipo piramidale, con le figure del produttore e del regista posizionate al vertice del suddetto meccanismo. Da loro dipendono tutti i reparti e partono i comandi e le indicazioni, ma resterebbero tali e vani se anche solo uno dei reparti o delle maestranze coinvolte venisse meno o si inceppasse.

Basta davvero poco per rallentare tutto. Il che provocherebbe un cortocircuito e il conseguente blocco del sistema, che può determinare oltre a una perdita di tempo anche una perdita di natura economica. Ecco perché su un set tutti i ruoli, indipendentemente dalla rispettiva collocazione nella scala gerarchica, sono importanti e fondamentali. Ogni reparto ha competenze specifiche, ogni comunicazione deve essere ordinata, ogni intervento ha un tempo. Si tratta di un luogo di lavoro, dove puntualità e competenza sono d’obbligo. Il cinema ha bisogno di ordine e disciplina perché è un’arte collettiva estremamente fragile.

Le Maestranze

Il reparto produzione

Il reparto produzione fa capo al produttore o alla casa di produzione, decide e approva l’intero progetto e si occupa dell’organizzazione logistica, lavorando sin dalle primissime fasi di pre-produzione fino alla distribuzione dell’opera audiovisiva. Cura gli aspetti operativi in funzione del risultato artistico-creativo che si intende ottenere. Sul gradino più alto della scala gerarchica è posizionato il Produttore. È il punto di raccordo tra le differenti professionalità che concorrono alla realizzazione dell’opera audiovisiva; ipotizza e prende accordi con regista, sceneggiatori e attori principali, assicurandosi la collaborazione dei professionisti più adeguati e che possano costituire anche una garanzia per gli eventuali investitori.

Data la rilevanza fondamentale del suo ruolo ai fini della realizzazione del progetto, a lui spetta il potere di veto su iniziative e operazioni che non rispettino la linea artistica ed economica da lui definita. Valuta il soggetto, individua e definisce il target di destinazione e il valore artistico del prodotto audiovisivo, studia la fattibilità dell’intero progetto attraverso una stima economica, individuandone le necessità artistiche, finanziarie e di mercato. Di fatto, è lui che decide e rende possibile un determinato prodotto audiovisivo, sia esso un film o uno spot pubblicitario, costruendo un preventivo economico e temporale che definisce quantità e qualità degli elementi base del progetto.

Del reparto produzione fanno parte una serie di professionisti, a cominciare dal Produttore Esecutivo, che riceve in carico il progetto dal produttore ed è a lui che ne risponde. Di fatto realizza il progetto del film utilizzando il budget messo a disposizione dal produttore. Pianifica e organizza il set e, a riprese iniziate, controlla e verifica che tutte le operazioni si svolgano secondo il piano di lavorazione, rispettando i tempi e i costi previsti in fase di pre-produzione.

Vigila costantemente che vengano rispettati i canoni artistici del progetto affinché il prodotto audiovisivo sia di ottima qualità e in grado di generare profitto. Nel caso di co-produzioni, ogni casa di produzione può mettere in campo un produttore esecutivo a propria rappresentanza. Ci sono poi l’Organizzatore Generale, che si occupa dei contratti della troupe, del piano di lavorazione e valuta i tempi di lavorazione con il regista; l’Ispettore di Produzione, che controlla che vengano rispettati i programmi giornalieri; il Segretario di Produzione, ossia l’amministratore di base del set, che si occupa del catering, delle diarie e della distribuzione dei materiali; e infine il Cassiere che, a differenza dell’amministratore, si trova sul set o nelle immediate vicinanze, in un apposito ufficio, ed effettua i piccoli acquisti quotidiani che si rendono man mano necessari alla realizzazione del film.

Il reparto regia

Il reparto regia è il nucleo centrale del set, dirige le riprese e tiene insieme i vari reparti, dettando le condizioni artistiche e tecniche del prodotto audiovisivo. Considerato a tutti gli effetti l’autore del film, al Regista vengono imputate la maggioranza delle scelte, la direzione dei lavori e la responsabilità del prodotto finale. È responsabile di tutte le scelte in fatto di ripresa, illuminazione, suono, interpretazione, scenografia, costumi e trucco; di fatto, questi elementi costituiscono gli strumenti tecnici e i mezzi espressivi a sua disposizione per realizzare il prodotto audiovisivo. La sua lettura della sceneggiatura determina il numero e la qualità delle inquadrature in cui comporre la scena, le posizioni e i movimenti delle macchine da presa, la luce che verrà realizzata dal direttore della fotografia, il sonoro e tutti gli altri elementi scenici; anche se non direttamente, di fatto dirige l’intera troupe, determinando il lavoro dei vari reparti secondo i propri parametri tecnici e artistici.

C’è poi la figura dell’Aiuto Regista, che spesso il pubblico ignora ma che sul set è essenziale. Se il regista pensa il film, l’aiuto regista pensa al fatto che il film debba anche esistere concretamente entro certi tempi. Coordina, richiama, organizza, tiene il polso della giornata. Garantisce che il regista possa dedicarsi alla sua funzione creativa facendo in modo che le sue prescrizioni diventino esecutive, ed è un punto di riferimento per tutti per eventuali delucidazioni. Tiene i contatti tra i reparti e verifica che sia presente sul set tutto il materiale. È sua la responsabilità degli attori durante le giornate di riprese. Nello svolgimento dei compiti a lui assegnati è coadiuvato da uno o più Assistenti alla Regia, ai quali sono affidate varie responsabilità relative agli attori, al set e alle necessità della troupe.

E last but not least la/il Segretaria/o di Edizione, che è uno dei ruoli chiave del set nonché uno dei meno conosciuti per i non addetti ai lavori. Se ne parla generalmente al femminile proprio perché questo ruolo è quasi sempre ricoperto da una donna, tranne qualche rarissima eccezione. Posizionata accanto al regista, è lei che segue e annota scrupolosamente tutto ciò che accade sul set, mantenendo sotto controllo ordine e tempistiche e fornendo le informazioni fondamentali per il montaggio attraverso la compilazione del bollettino di edizione, ovvero il documento che contiene il contenuto di ogni singola inquadratura. È lei la responsabile della numerazione progressiva del ciak da comunicare al ciacchista.

Il compito fondamentale della segretaria di edizione è quello di vigilare sulla continuità del girato. La segretaria di edizione si occupa anche del diario di lavorazione, un documento ufficiale nel quale viene riportata qualsiasi cosa accada sul set: orari di inizio e fine lavorazione della troupe, convocazione e congedo di attori e comparse, pause, consumi, eventuali incidenti e in generale qualsiasi annotazione abbia anche la minima rilevanza.

Il reparto fotografia

Al reparto fotografia spetta invece il compito di costruire l’immagine. Qui si decide quanto una scena debba essere intima, dura, sporca, luminosa, elegante o minacciosa. La luce nel cinema non serve solo a far vedere bene. Serve a raccontare. E sul set questo significa un lavoro continuo di regolazioni, prove, misure e modifiche. Il capo reparto è ovviamente il Direttore della Fotografia (DOP). Il suo è il ruolo più importante dopo quello del regista. Si occupa dell’approccio visivo del progetto, dell’estetica del film. È il responsabile dell’illuminazione e della composizione delle inquadrature. Il suo non è un mero ruolo tecnico ma è determinante per la qualità artistica del prodotto audiovisivo.

Segue le direttive del regista, garantendo che l’immagine corrisponda al suo gusto estetico, facendo apparire soggetti e oggetti nel loro aspetto estetico più favorevole e il più possibile coerente, e dà il suo apporto creativo al film creando l’atmosfera adeguata al senso della sceneggiatura, determinandone in parte lo stile e contribuendo alla percezione del significato profondo della storia che si sta raccontando.

Spesso partecipa alla selezione delle location e si confronta con scenografo e costumista in fase di pre-produzione. Sempre durante la preparazione, stabilisce il tipo di luce, il taglio delle inquadrature e gli obiettivi da usare ed effettua una serie di provini macchina per verificare l’efficienza e la resa della strumentazione. Il direttore della fotografia, oltre alle competenze specifiche, affina la sua personale osservazione del reale e la propria cultura estetica, attingendo anche all’arte, alla pittura e, a volte, anche a linguaggio, musica e architettura. Durante le riprese, interagisce costantemente con gli operatori per quanto riguarda l’inquadratura e con gli elettricisti per il posizionamento delle luci.

Alle dipendenze del DOP vi sono una serie di tecnici specializzati tra cui l’Operatore e il Fuochista. Il primo è colui che gira materialmente la scena in base alle indicazioni del regista e del direttore di fotografia, curando l’inquadratura, i movimenti, lo spazio all’interno del quale si muovono gli attori o le cose. Il numero degli operatori varia a seconda del numero di macchine da presa utilizzate contemporaneamente per le riprese, le quali saranno collocate in punti strategici differenti per inquadrare la scena da più angolazioni. Alcuni operatori sono specializzati in riprese con la steadicam, ovvero un particolare tipo di telecamera montata sul corpo attraverso un’imbragatura, oppure sono operatori di drone, specializzati in riprese aeree.

Il secondo, invece, è un assistente operatore, solitamente il secondo in ordine gerarchico, che ha il compito di mettere a fuoco le inquadrature secondo le indicazioni del regista. Nei paesi anglosassoni viene chiamato focus puller. Si occupa della manutenzione ordinaria degli obiettivi, sostituisce le ottiche e i filtri e imposta il diaframma di lavoro in base alle indicazioni dell’operatore di macchina o del direttore della fotografia.

Al reparto appartengono anche il Data Manager, che si occupa di scaricare il girato e di effettuare il backup; il Video Assist, che controlla il monitor di regia; il Macchinista, che deve prevedere e disegnare i percorsi della macchina da presa e occuparsi di tutti i suoi supporti (carrelli e dolly), oltre che del fissaggio dei proiettori per illuminare una scena. E infine gli Elettricisti, che predispongono gli impianti elettrici del set secondo le esigenze degli operatori e della regia, portando la corrente elettrica per raggiungere macchine da presa e proiettori su staffe, piantane, ganci e in genere ovunque sia necessario; sistemano le luci e le gelatine seguendo le indicazioni del direttore della fotografia.

Costumi, trucco-parrucco e scenografia

I Costumisti, il Trucco-Parrucco e gli Scenografi si occupano di tre fasi altrettanto fondamentali per la riuscita e per l’arricchimento dell’immagine, basata sulla caratterizzazione di ambienti e personaggi. La prima è la fase di preparazione in cui, in accordo con il regista, vengono delineati i tratti psicologici e sociali dei protagonisti da esprimere attraverso la scelta di stile degli abiti. Da uno spoglio dettagliato della sceneggiatura vengono poi decisi, trovati o creati i cambi per i costumi, dai protagonisti alle comparse. Ne segue un momento di ricerca sia creativa che pratica per il reperimento di materiali e per il confezionamento.

Il costumista è il responsabile degli abiti e degli accessori indossati dagli attori in un film. Durante le riprese, ha il compito di controllare che gli attori arrivino sul set con i costumi previsti. L’assistente costumista aiuta il costumista nel reperimento di vestiti e accessori e si occupa della vestizione degli attori. Il reparto è composto da sarte che realizzano e custodiscono i costumi, effettuando piccole riparazioni dei vestiti che spesso si rendono necessarie sul set, oltre alla custodia e alla pulizia (lavaggio, stiraggio).

Il Parrucchiere provvede alle acconciature di attori e comparse, in linea con le richieste della regia e con le esigenze di copione. Predispone parrucche ed extension, quando necessarie. È presente sul set per piccoli ritocchi tra una scena e l’altra, per mantenere l’acconciatura il più possibile fedele al passare del tempo sul girato e non nella realtà. Il Truccatore valorizza le potenzialità espressive di un viso, esprime personalità, sottolinea il fascino, corregge o modifica i tratti a seconda delle esigenze di copione. Per svolgere questo lavoro in ambito cinematografico è necessaria una conoscenza rigorosa della morfologia del volto e delle tecniche di trucco specifiche per il cinema.

Un team di truccatori è sempre presente sul set, in numero variabile secondo le convocazioni del cast previste dall’ordine del giorno.

A riprese iniziate, è loro il compito di preparare gli attori, simulare o coprire cicatrici, ematomi, escoriazioni e tatuaggi, invecchiare o ringiovanire i volti, correggere difetti o creare le caratteristiche richieste dalla sceneggiatura e dal personaggio, ad esempio applicando barbe e baffi o, al contrario, nascondendoli. Durante le riprese saranno presenti sul set per ritocchi e per controllare la continuità del trucco insieme alla segretaria di edizione; potrà essere anche richiesto loro di predisporre e aiutare il pianto degli attori, quando necessario. Alcuni make-up artist sono specializzati in effetti prostetici, ovvero nella creazione e nella manipolazione di maschere e protesi in appositi materiali.

Lo Scenografo è il responsabile degli ambienti e degli oggetti che appaiono nell’inquadratura. Immagina, progetta e realizza le scenografie. Ad affiancarlo ci sono l’aiuto scenografo e l’assistente scenografo. Del reparto fanno parte l’Arredatore che, in accordo con lo scenografo, si procura e predispone in scena gli elementi d’arredo che appariranno nel film, ovvero mobili, tendaggi e tutto ciò che si rende necessario a riprodurre l’ambientazione desiderata e a soddisfare le esigenze di copione.

C’è poi l’Attrezzista di scena, che si occupa degli oggetti di scena. Ogni giorno riceve il fabbisogno di scena dalla produzione o dai reparti costume e scenografia. È sua la responsabilità di predisporre gli oggetti richiesti in scena o di fornirli agli attori al momento opportuno. Lo Scenotecnico allestisce, costruisce e sposta gli elementi scenografici. Ci sono, inoltre, un numero variabile di falegnami, pittori e manovali.

Il reparto suono

Il reparto suono è composto da una pluralità di professionisti, ognuno con una sua specifica professionalità e responsabilità ai fini della creazione e della manipolazione della parte audio del prodotto, fondamentale per la costruzione del senso e dello stile dell’opera. Restringendo il campo alla fase di produzione, il reparto prevede la presenza sul set del Fonico di Presa Diretta e di uno o più Microfonisti, a seconda della portata del progetto e delle esigenze delle scene.

Il primo è responsabile delle riprese sonore sul set: organizza, realizza e infine traduce in un materiale audio tutto ciò che accade sul set. Decide il posizionamento dei microfoni, registra e controlla la qualità del materiale garantendo la comprensibilità dei dialoghi; dotato di mixer e cuffie, cerca di intercettare ed eliminare il più possibile le interferenze e le sporcature, regolando i livelli del suono durante la registrazione. Se si accorge che la registrazione è compromessa, può stoppare le riprese.

Il fonico di presa diretta spesso si occupa anche delle registrazioni dei suoni d’ambiente e dei suoni di scena. Seguendo le indicazioni del fonico di presa diretta, il microfonista si occupa del corretto posizionamento dei microfoni e regge l’asta del boom, verificando che non venga inquadrata. Per questo, il microfonista è anche chiamato boomer.

Le altre figure sul set

Sul set sono presenti anche altre figure come i Runners, gente alle prime esperienze, spesso assistenti degli assistenti, che con le giuste qualità potrebbero diventare i capi reparto di domani; gli Stunt nel caso di scene d’azione, il Coreografo nel caso di scene di ballo, il regista delle scene d’azione; l’Armatore, che si occupa delle armi presenti in scena; l’Addestratore nel caso di utilizzo di animali; oltre al Responsabile degli effetti speciali, agli Autisti, al Fotografo di scena, all’operatore backstage e ai Consulenti, che vengono coinvolti per specifiche consulenze in merito a questioni legali, scientifiche, ecc.

Una giornata tipo sul set

La giornata di set comincia quasi sempre molto prima della scena che lo spettatore vedrà sullo schermo. Si prepara il campo, si sistemano le luci, si controllano gli oggetti, si studiano i movimenti, si definiscono gli spostamenti degli attori. In pratica, quella che nel film dura magari un minuto scarso può richiedere ore. Il cinema è fatto di attese lunghissime e momenti brevissimi in cui tutto deve funzionare. Questo alternarsi continuo tra lentezza e concentrazione estrema è il vero battito del set. Per capire davvero il ritmo di un set, vale la pena immaginare una giornata tipo.

La giornata di riprese segue un protocollo rigoroso:

  • Convocazione: arrivo della troupe, trucco/parrucco e preparazione degli attori.
  • Allestimento (Set-up): i macchinisti e gli elettricisti posizionano le luci e i supporti per la camera.
  • Prove (Block-through): gli attori provano la scena sul set con la regia.
  • Ripresa (Ciak): si effettua la registrazione della scena finché il regista non la ritiene buona.
  • Smontaggio (Wrap): alla fine della giornata si ripongono le attrezzature per preparare il set successivo.

Motore, Ciak, Azione!

Nella fase di produzione, ogni elemento descritto nella sceneggiatura viene tradotto in immagini. Una volta organizzate le giornate di set nei minimi dettagli, finalmente si gira, con la realizzazione vera e propria delle scene e delle inquadrature del film. La ripresa comincia con un breve conto alla rovescia, l’esposizione e la battuta del Ciak e il comando “azione”, e termina con il comando di stop dato dal regista e l’analisi del quadruccio (o inquadratore) per controllarne la corretta inquadratura. Lo stesso vale per il suono, che viene registrato in contemporanea con il video ma separatamente, con appositi hardware.

Prima si possono effettuare delle prove di ripresa, ossia un ciclo di girato preliminare che consiste appunto nel testare le sequenze più complicate in modo da far funzionare il tutto nel corso della lavorazione. Durante queste simulazioni si possono provare i movimenti della macchina da presa e degli attori. Si tratta di un sistema che gira attorno a una preparazione molto precisa.

Quando arriva il momento della prova, si definiscono movimenti, posizioni, sguardi, tempi. Non perché la recitazione debba essere meccanica, ma perché il cinema chiede una strana convivenza tra verità emotiva e precisione tecnica. L’attore deve vivere la scena, ma anche fermarsi nel punto giusto per la luce, guardare nella direzione corretta, non coprire il microfono, ripetere un gesto uguale da una ripresa all’altra e magari ricordarsi che il bicchiere prima era mezzo pieno e non quasi vuoto. L’arte, insomma, ma con l’incubo della continuità.

Le tecniche di ripresa cinematografica

Quando si riprende una scena, un regista ha a disposizione diverse tecniche di ripresa: si tratta dei vari metodi attraverso i quali i registi possono catturare le immagini che andranno poi a formare il film completo. Queste tecniche sono fondamentali per raccontare una storia anche visiva, capace di coinvolgere emotivamente il pubblico. Ogni regista, nel corso del tempo, tende a sviluppare alcune tecniche a discapito di altre, costituendo il proprio stile di ripresa. Se in passato i registi erano per certi versi limitati, con lo sviluppo delle attrezzature moderne i movimenti che possono compiere con la macchina da presa sono diventati sempre di più. Vediamo le principali tecniche di ripresa:

Il long take: conosciuto anche come piano sequenza in italiano, è una tecnica di ripresa cinematografica che consiste in una scena girata in un’unica inquadratura, continua e senza tagli. La durata è decisamente più lunga rispetto al taglio medio delle scene e può essere usata per aumentare la tensione immergendo lo spettatore nell’immagine.

Il campo e controcampo: si tratta di una tecnica di ripresa, ma anche di montaggio. È utilizzata soprattutto nelle scene che mostrano delle conversazioni: viene prima inquadrato un personaggio che rappresenta il campo, e poi la scena viene tagliata per inquadrare un altro personaggio, che rappresenta invece il controcampo. In genere, la camera è posizionata sulla linea del dialogo, così da mantenere una coerenza visiva e spaziale. In questo modo si crea continuità tra la posizione dei personaggi e la direzione dello sguardo, dando l’impressione che si tratti di una conversazione faccia a faccia.

La steadicam: è una tecnica di ripresa che permette di girare delle scene fluide, sebbene in movimento. Proprio per questo, il termine è anche utilizzato per indicare una certa tipologia di attrezzatura, inventata da Garrett Brown e introdotta intorno agli anni ’70. La steadicam combina il sostegno di un treppiede con il movimento fluido della ripresa a mano libera. Grazie a un’imbracatura e a un braccio che collega la camera al regista, vengono isolati i movimenti indesiderati e le vibrazioni causate dal camminare o dal correre. Si tratta di una tecnica utilizzata soprattutto quando è necessario seguire gli attori in movimento oppure quando ci sono scene che mostrano l’esplorazione di un ambiente.

La panoramica o pan: questa tecnica di ripresa è un movimento orizzontale della camera, su un asse verticale, che si sposta da destra a sinistra o viceversa, restando però sempre alla stessa altezza e posizione. A seconda della rapidità con cui viene effettuata, può comunicare elementi diversi: se particolarmente lenta, dà un senso di calma e contemplazione; se particolarmente rapida, invece, dà un senso di dinamismo e urgenza.

Il tilt: è una tecnica di ripresa inversa rispetto alla panoramica: la camera, infatti, si muove su e giù su un asse fisso. In genere, una scena tilt up mostra degli elementi che entrano nella scena dall’alto, mentre una scena tilt down mostra dei dettagli che compaiono dal basso.

Il dolly o tracking shot: in questo caso, la camera viene montata su un carrello (il dolly, appunto) che viene spostato su dei binari o su una superficie. Questa tecnica è spesso usata per seguire i soggetti mentre si muovono, oppure per avvicinarsi o allontanarsi da loro. Si tratta di riprese che spesso servono a creare profondità e a dare la sensazione di una presenza fisica nello spazio della scena.

Lo zoom: è una tecnica di ripresa che coinvolge il cambiamento della lunghezza focale dell’obiettivo della camera, che può essere avvicinato (zoom in) o allontanato (zoom out) senza che la camera stessa si muova fisicamente. È usato per concentrare l’attenzione su un dettaglio, per passare da una visuale più generale a una più particolare, oppure per creare un effetto drammatico.

Il jib shot: si tratta di una tecnica che fa uso della jib (una gru) che presenta una camera montata su un’estremità. In questo modo, questa può muoversi su un arco che va verso l’alto o il basso, ma può spostarsi anche lateralmente. Usata nelle riprese aeree, per effettuare grandi panoramiche o per riprendere movimenti dinamici, è capace di trasmettere una sensazione di libertà e spaziosità.

La ripresa a mano libera o handheld shot: la camera è tenuta manualmente dall’operatore, senza essere montata su alcun tipo di supporto o sistema di stabilizzazione. La leggera instabilità della mano umana può essere utile a conferire un senso di urgenza e di autenticità, motivo per cui questa tecnica è spesso usata nelle scene d’azione o nei documentari, quando è necessario creare un’atmosfera intima e coinvolgente che faccia sentire il pubblico come parte della scena stessa.

L’angolazione olandese o dutch angle: in questo caso, la camera è inclinata rispetto all’asse standard. In questo modo l’immagine creata è obliqua e l’effetto visivo prodotto è quello di uno squilibrio o di una distorsione della realtà. In genere viene utilizzata questa tecnica di ripresa quando si vuole rappresentare confusione, instabilità psicologica o dare un tono surreale alla scena.

L’aerial shot o ripresa aerea: è una tecnica di ripresa realizzata da una camera che, di solito, è posta su aeromobili come elicotteri e droni. Queste riprese sono particolarmente importanti nelle scene panoramiche di apertura dei film, nei film d’azione o in qualunque scena nella quale una vista dall’alto può offrire spunti interessanti.

La camera-car: è un metodo di ripresa cinematografica ottenuto attraverso l’uso di strumenti appositi che consentono di montare la macchina da presa sopra o all’interno di un’automobile.

Dalla teoria al set

Ruoli, reparti e tecniche di ripresa sono la grammatica di ogni set: conoscerla è il primo passo, praticarla è ciò che fa la differenza. Nel Corso di Cinema di Alta Formazione di IFA questi mestieri si imparano con attrezzatura professionale sempre a disposizione, masterclass con professionisti del settore e veri stage sul set. E se vuoi ripartire dall’inizio, rileggi la prima tappa dedicata allo sviluppo e alla pre-produzione.

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